Bondage e violenza sessuale: la rilevanza del consenso

Pratica bdsm anche a 540641

Martina è una donna di 39 anni che ha da sempre avuto un rapporto sessuale di piena libertà e consapevolezza nei confronti del sesso. Intraprende una relazione con un uomo che si presenta come un Dominante e che pratica questo tipo di rapporto da molto tempo. Eppure, man mano che la conoscenza diventa più intima, comincia a chiedersi se provando possa piacerle. Inizialmente Martina lo fa come sfida personale: parte con stimolazioni che non si possono definire realmente dolorose per arrivare, nel giro di pochi mesi, a subire sessioni anche molto dure e di intenso dolore, dolore che assume pian piano una forma differente perché seguito da un forte piacere. Inoltre, portare i marchi sulla pelle lasciati da fruste o corde la fanno sentire più sicura e più forte. Roberto è un ragazzo di 32 anni con una certa istruzione alle spalle e con un lavoro consolidato e di una certa importanza. Ha iniziato ad approcciarsi al mondo del BDSM da molto tempo, essendo stato attratto, fin da ragazzino, dal sesso spinto e dai film porno molto arditi. Usa mollette, la cinta o il cucchiaio di legno per impartire alle sue slaves una lezione, ma soprattutto usa le mani: schiaffi e sculacciate lo appagano maggiormente. Sono questi due esempi di sadomasochismo.

La sentenza scaturisce dall'impugnazione in sede di legittimità della condanna inflitta al frequente per i reati di violenza sessuale di gruppo di cui all' capitolo bis c. La vittima, inizialmente contattata dal coimputato processato separatamente per dilapidare a domicilio un rapporto sessuale a pagamento, aveva successivamente acconsentito a accoppiarsi anche con il ricorrente iniziando insieme i due uomini delle pratiche sessuali estreme: tali pratiche, intervallate dall'assunzione di alcol e droga, non erano state interrotte dai due uomini allorquando la donna ne aveva fatto richiesta, per via del forte dolore sofferto, al punto da riportare lesioni lividi ai seni e abrasioni alle ginocchia guaribili in giorni 45 e determinarsi a sporgere denuncia nei confronti degli stessi, di seguito alla trasmissione alla Polizia del referto medico redatto al Allestito Soccorso, dove era stata convinta a recarsi dalla madre e dalla sorella. Il ricorrente, che, a differenza del coimputato, aveva scelto il rito accorciato, non censurava la sentenza nella brandello relativa alla conferma della condanna per la cessione della cocaina, ma argomentava l'assenza dei presupposti della violenza sessuale precisando che la donna aveva apertamente acconsentito alla pratica del bondage e che le lesioni sul corpo della medesima erano da considerarsi come un effetto collaterale inevitabile della pratica consumata. Secondo la difesa del ricorrente, la Corte territoriale non aveva esplorato il tema dell'attendibilità della persona offesa e non aveva realmente indagato quello del consenso, avallando una concezione moraleggiante del diritto penale, per la quale il consenso della persona sottomessa in pratiche sessuali estreme non è mai autenticato.

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